Archives for posts with tag: climate change

L’altra sera girando su internet mi sono imbattuto in questo blog, dove ho trovato un post affascinante.

Il tema è come l’arte può aiutare la comunità scientifica a rendere i temi usualmente molto noiosi, attraenti e interessanti al grande pubblico, normalmente refrattario ad approfondire temi come i cambiamenti climatici o argomenti noiosi o comunque molto distanti da noi nel tempo e nello spazio.

Il tempo è sempre troppo poco da dedicare alla lettura quindi vi metto il link al post di Johanna Kieniewicz, così che chi è interessato può darci una lettura!

http://blogs.plos.org/attheinterface/2013/07/25/art-of-uncertainty/

Climate Change is Now!

Un piccolo estratto dal 2052 di Jorgen Randers, il libro che sto leggendo oggetto del post precedente

“Che cosa accadrebbe sei i servizi forniti dall’ambiente dai quali dipendiamo smetterebbero di funzionare? Se le api smettessero di impollinare i nostri alberi da frutta, se la natura non purificasse più l’acqua, se gli alberi arrestassero il processo di assorbimento di CO2, se i batteri smettessero di decomporre i nostri rifiuti e così via? Gli scienziati hanno calcolato che il valore economico di questi servizi forniti gratuitamente dalla natura, in un anno, sono circa pari al totale del PIL mondiale. Se l’ambiente smettesse di fornire questi servizi, l’umanità si troverebbe ad affrontare il collasso delle società così come le conosciamo, perché ci vorrebbe troppo tempo per creare dei sistemi fabbricati dall’uomo in grado di sostituire quelli naturali. [….] Come ho già detto non credo che l’umanità riuscirebbe a cavarsela.”

Sicuramente un piccolo e breve commento ci starebbe, ma lascio a voi le dovute considerazioni.

Un breve post.

La settimana scorsa mi son comprato 2052, l’ultimo libro di Jorgen Randers, uno dei 4 autori dei limiti dello sviluppo uscito nel 1972.

http://it.wikipedia.org/wiki/Rapporto_sui_limiti_dello_sviluppo

2052, effettua un’analisi approfondita aggiornata e ponderata del sistema Terra, un’indagine complessa che integra al suo interno non solo dati macroeconomici ma anche socio climatici, provando ad ipotizzare dei possibili scenari di sviluppo.

Si può sicuramente definire un’opera della “famiglia” dei libri catastrofisti, ma di sicura veridicità scientifica.

http://www.edizioniambiente.it/libri/873/2052/

La domanda che poi ci dobbiamo porre è sempre la stessa, che mondo vogliamo lasciare ai nostri figli, ai nostri nipoti? Un pianeta distrutto climaticamente, dalle fasce climatiche stravolte e con conseguenti problemi di approvvigionamento di cibo, oppure un Pianeta ospitale dove con un consumo di risorse ridotto da parte di tutti si è raggiunta una piena sostenibilità? Sono temi che dobbiamo affrontare , non possiamo avere un orizzonte temporale troppo sul breve periodo, non ce lo possiamo più permettere, siamo già molto in ritardo. Difficile immaginare un pianeta dove i diritti civili siano rispettati e nel frattempo prosegue il consumo sfrenato di tutte le risorse naturali del Pianeta.

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Un piccolo aggiornamento sulla banchisa polare Artica, così lontana ma anche così vicina.

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Fonte:http://nsidc.org/arcticseaicenews/

ci stiamo drammaticamente avvicinando ai minimi del 2012.

Non preoccupiamoci, l’unica conseguenza sará che si aprirá la via commerciale del passaggio a Nord Est accorciando così di fatto la distanza tra le merci cinesi e il vecchio continente.

Nel giro di un paio di mesi vedremo se lo scioglimento in questo 2013 supererá il livello minimo giá raggiunto nell’estate 2012.